
Buonasera!
A qualche giorno dall’uscita del nuovo album dei Bring Me The Horizon, “There Is A Hell Believe Me I’ve Seen It, There Is A Heaven Let’s Keep It A Secret”, abbiamo chiesto alle ragazze del nostro Staff che si occupano dei profili di questa band di farci una bella recensione.
Come ben sapete, non tutti abbiamo la stessa opinione sulle cose, ciò che segue sotto è soltanto il PUNTO DI VISTA di due persone, ognuno è libero di pensarla come vuole senza dover sempre essere ricoperto di insulti inutili e poco costruttivi.
Quindi, vi chiedo gentilemente di non inviare commenti di questo tipo sotto questo post.
Piuttosto, se anche voi volete esprimere la vostra opinione sull’album, potete mandarmi la vostra recensione al mio indirizzo mail: roby@bandplace.it
La recensione, se fatta bene, sarà pubblicata sul sito.

Il nuovo album della band inglese metterà i fan di fronte a qualcosa di nuovo, di innovativo, che allo stesso momento sarà capace di renderli consapevoli del fatto che i Bring Me The Horizon non sono più gli stessi. In realtà questo processo di cambiamento si è già notato all’uscita di “Suicide Season” (2008), album che ha suscitato molte polemiche da parte dei sostenitori stessi per via dell’inserimento di varie parti melodiche ed elettroniche, poi rielaborate e remixate nel seguente ‘esperimento’, se così si può chiamare, “Suicide Season – Cut Up” (2009).
La prima canzone dell’album, “Crucify Me“, sin dall’inizio spiazza un po’ l’ascoltatore, data la sua struttura che richiama il vecchio lavoro. Le basi elettroniche sono rimaste, la voce di Oliver non ha subito cambiamenti; ciò che stupisce di più è la voce mixata di Valerie Anne Poxleitner (meglio conosciuta come Lights) che ripete il titolo dell’album e che conclude il pezzo, cosa che sicuramente appassionerà tutti coloro che hanno approvato il cambiamento e l’evoluzione della band, ma che accenderà un forte disaccordo da parte dei fan affezionati al primo album.
Questi ultimi non saranno invece delusi da “Anthem“, con batterie e chitarre presenti per tutti i 5 minuti, ad eccezione dell’ultimo minuto accompagnato da una rilassante litania spettrale che prepara all’ascolto di “It Never Ends”, primo singolo estratto, dal quale emerge l’idea del “facciamolo diventare un tormentone”, composto da mix tra melodia, elettronica e metal.
“Fuck”, invece, gode della collaborazione tra la band e Josh Franceschi (You Me At Six) ed è costituita da un buonissimo contrasto tra la voce fredda e roca di Sykes e l’armonica e chiara di Franceschi.
La quinta, “Don’t Go“, è un pezzo molto tirato e appare molto sentito dalla band, date anche le parole del testo. In effetti sembra quasi un dialogo tra Oliver e la leggera voce femminile di Lights, nel quale il primo sembra quasi ‘piangere’ e implorare. Forse uno dei pezzi migliori e meglio elaborati dell’album.
Da qui in poi il gruppo sembra quasi si sia lasciato un po’ andare nella composizione dei pezzi, rendendo l’idea di un album diviso in due.
“Home Sweet Hole” e “Alligator Blood” rimandano molto ai precedenti lavori della band, capaci di coinvolgere a pieno le folle presenti ai concerti, grazie anche ai ritornelli ben studiati, ma che a volte possono risultare un po’ banali. E anche “Visions” non è da meno, forse però non ha la stessa grinta ed è uno di quei pezzi che molto probabilmente non resteranno impressi. Si può notare una pecca nella prima che, insieme ad altri due brani quali “It Never Ends” e “Anthem”, hanno una base iniziale molto simile.
La band ha avuto anche l’idea di inserire una canzone che forse rappresenta a pieno quest’idea che si è prefissata, l’unione tra elettronica e urlato: è “Blacklist”, forse esageratamente ritmica.
Inoltre, abitudine dei Bring è infilare negli album ‘motivetti’ che staccano il pensiero dalle altre per un attimo e si concentrano sulla musicalità e sulla leggerezza del pezzo. Un esempio è “Memorial”, traccia numero 10, che richiama evidentemente la vecchia “15 Fathoms, Counting”, e che prepara all’inizio di “Blessed With A Curse”. E’ forse una delle canzoni più particolari dell’album, un mix tra parlato, urlato, assoli di chitarra, batteria e melodie tranquille.
L’album si chiude con “The Fox And The Wolf”, nella quale si può sentire anche la voce di Josh Scogin dei The Chariot; è un pezzo che nei suoi strettissimi due minuti riesce a racchiudere un’energia e un’esplosione nascosta lungo l’intero album.
Come già detto all’inizio, questo “There Is A Hell Believe Me I’ve Seen It, There Is A Heaven Let’s Keep It A Secret” farà scoppiare polemiche, contrasti tra nuovi e vecchi fan, critiche positive e negative.
Nonostante tutto però, date le opinioni che girano riguardo questo album, pare che per ora sia apprezzato, anche dalle sottoscritte, soprattutto perché si nota molto bene la crescita del gruppo, la voglia di sperimentare nuovi sound, ma sempre rimanendo nel suo giro. Le canzoni di quest’album sono ben composte e lineari; al primo ascolto può essere frainteso, ma già al secondo ci si rende conto del buon lavoro svolto.
Si vede che i BMTH vogliono sempre osare, hanno il coraggio di ‘sbattere in faccia’ ai fan album che sono sempre in grado stupire e sconvolgere le opinioni che si sentono in giro su di loro.
Se non avete avuto ancora l’occasione di ascoltarlo, provateci e vedrete che non sarà sicuramente tempo sprecato!
Ilaria F. & Jessica R.
Cosa ne pensate voi dell’album?
Roby, BandPlace Staff.







Buona recensione.
Onesta,ovvero non tesse lodi gratuite e mette ben in risalto sia le pecche dell’album, che i punti di forza.
Il mio parere su quest’album è abbastanza positivo.
Apprezzo molto di più questa svolta elettronica/melodica che il solito banale deathcore insipido.Mi trovo d’accordo sul spaccare a metà il disco, e sull’individuazione da voi fatta.
Tuttavia io metterei nella parte buona/matura/elettronica anche Visions, dopo averla riascoltata una decina di volte mi ha comunque convinto.
Penalizzazione per i coretti iniziali patetici di Anthem, un hardcore spento, quasi scazzato,insomma ispirazione 0.La parte centrale melodica tira un po’ in qua’ la canzone,e mi chiedo che bella song sarebbe venuta fuori con un inizio e una conclusione di gran lunga più melodica ed ispirata.
Taglio corto, per me si salvano Crucify Me, It Never Ends,Fuck, Don’t Go,Visions,Blessed With A Curse,e stranamente per i miei gusti The Fox And The Wolf.
Buona recensione anche se il track-by-track non è il massimo.
A mio avviso, e lo dico da NON fan di questa band, il disco in questione è uno dei migliori di questa annata. Sperimentazione, violenza sonora, manipolazione elettronica, urla, voci femminili, melodia e aggressività. C’è tutto quello che vorrei in un unico disco, senza però risultare caotico e privo di mordente.
Non sono d’accordo però col dire che il lavoro in è diviso in due parti di cui una più debole. Tutt’altro, nella seconda parte si trovano quelli che per me sono autentici capolavori primo fra tutti “Visions” (ascoltatela bene un pò di volte, fidatevi all’inizio non convinceva neanche me) . Altre tracce da annoverare: Crucify Me, Fuck, Dont go, Home Sweet Hole, la già citata Visions, la suite di ben 8 minuti Memorial/Blessed With A Curse. Insomma 7 ottime canzoni e 5 tutto sommato buone.
Ps. la mano di Jona Weinhofen (il nuovo chitarrista, ex di I Killed The Prom Queen e Bleeding Trough) si sente molto sulla sezione ritmica, grande musicista.
Apprezzo molto questa recensione! Io seguo i BMTH quasi fin dall’inizio. Dall’uscita di “Count Your Blessings” per intenderci. Mi piacevano molto infatti penso sia un album fantastico! Pensavo che loro fossero un gruppo finalizzati solo a quel “genere” di album. Mi sbagliavo perchè in seguito, con “Suicide Season”, si sono evoluti ma non sono cambiati. Non è giusto dire cambiati. Però, forse perchè mi ero affezionato al primo lavoro, non avevo l’orecchio per ascoltare proprio loro in una via un po’ più melodica e quindi li avevo un po’ sottovalutati pur sempre ascoltandoli e amandoli. (Io ascolto soprattutto roba un po’ più melodica alla Alesana e alla From First To Last per questo mi pareva strano il mio “disapprovo” di Suicide Season). Vabbè il cut up penso sia stato proprio come dite voi “un esperimento” e a parer mio venuto non proprio bene. Finalmente esce It Never Ends. Mi ha rivoluzionato. Testo, musica, addirittura melodia nella base. Non vedevo l’ora che uscisse l’intero album. Ed eccolo. L’ho ascoltato tutto ad un fiato e mi è piaciuto MOLTO fin dal primo ascolto. Cavolo questo nuovo sound mi entra proprio dentro. Forse ancora più dell’impressione che mi dava all’inizio “Count Your Blessings”. Don’t Go la mia favorita. Struttura perfetta, parole, musica, violini iniziali e poi la voce di Lights. Crucify Me è la seconda mia favorita. Un po’ sulla scia di Don’t Go. Poi il resto dell’album. Blessed with a Curse e Home Sweet Hole FANTASTICHE! Quindi finisco questo mio commento scrivendo che io approvo per tutto intero il nuovo lavoro e per quanto riguarda i miei gusti mi entra dentro più del primo (ripetendo che li seguo fin dal primo LP).